Estratto di una conferenza di Padre Wresinski pubblicata in "Cultura e povertà", 1988, La Documentation française, Paris.
"I più poveri non cessano di dirci che ogni azione culturale che non si fonda sulla unità e 1’incontro di tutti gli uomini sarebbe votata all’insuccesso perché negherebbe al Quarto mondo di essere il costruttore della propria conoscenza: una conoscenza e una padronanza del mondo che gli è proprio e che sarebbe utile anche agli altri. In effetti, queste famiglie hanno una conoscenza e una riflessione sul proprio mondo ma si sono formate al margine dei grandi movimenti, del pensiero che hanno fondato le culture dell’umanità come la storia, la spiritualità, il lavoro, la cittadinanza, la famiglia.
La non partecipazione a queste correnti fondatrici di comunità e di sviluppo, crea l’esclusione. Se la povertà non impedisce di appropriarsi dì questi concetti di base, l’esclusione lo vieta a coloro che sono vittime della miseria. Senza famiglia, l’uomo non può trascendere. Senza storia non può sviluppare la propria coscienza. Senza lavoro non può creare. Senza cittadinanza, è senza appartenenza. Senza spiritualità, non può aspirare alla pienezza dell’essere. In tal senso e contrariamente alla povertà, non esiste una esclusione relativa".
Questi divieti impediscono ai più poveri di partecipare ai saperi che altri gruppi umani hanno, a poco a poco, acquisito e fatto fruttificare. Per di più, essi li separano da queste radici. Per questo i più poveri sono relegati nell’ignoranza e sono trattati da incolti. Eppure, pochi esseri umani hanno una esperienza di vita così precoce, così varia, così fondamentale come le famiglie del Quarto Mondo. Questa esperienza è alla base dì tutto un sapere.
La quasi impossibilità per i più poveri di avere presa sul mondo e di poter esprimere la loro umanità dovrebbe permetterci di riflettere sull’esclusione e di introdurci nei tre cerchi che la costituiscono. Un primo cerchio ci rivela la vergogna di una popolazione confrontata a condizioni di vita intollerabili e costretta da sola a trovare dei mezzi di sopravvivenza. Infatti - ed è un secondo cerchio - le famiglie rifiutano questa situazione di miseria e si accaniscono per se stesse e per gli altri a fare di tutto per combatterla e distruggerla. Il loro rifiuto di subire l’esclusione testimonia la presa di coscienza che i più poveri hanno della loro condizione. Ma la coscienza non è scienza. Quando si è senza mezzi, l’esclusione non può essere vinta. La coscienza dei più disagiati ha bisogno di incontrare la coscienza di altri uomini che, anch’essi, rifiutano l’esclusione. Di qui il terzo cerchio quello dell’assembramento, della solidarietà. Infatti nell’intimo di se stessi, tutti gli uomini rifiutano l’esclusione. E’ questo stesso rifiuto che, in linea di massima, fa degli uomini i soggetti di una comunità, di una cultura.
Una cultura al margine del diritto alla cultura
La vergogna subita dai più poveri li mette al margine del diritto alla cultura. In effetti, quando la vostra vita è senza continuità e vi esclude dall’appartenenza ad una comunità, non potete essere soggetti di cultura. Ce lo dimostra la storia della famiglia di Patricia, 8 anni, che esclamava durante una riunione del centro culturale: "La bisnonna di mia nonna, abitava in una bidonville!" Abbiamo la manifestazione della coscienza storica di una bambina il cui tessuto familiare è tuttavia caratterizzato dalla discontinuità. Sappiamo che la famiglia perdette molte volte la casa e che, per questa ragione, il padre dovette cambiare occupazione, e ciò provocò instabilità scolastica.
Pertanto diventa veramente impossibile di vivere una amicizia, di stabilire delle relazioni tra le conoscenze acquisite di giorno in giorno, di costruire un progetto di vita: tutto ciò richiede effettivamente una stabilità nel tempo. E’ così che il mondo della miseria è reso incapace di creare, di costruire un avvenire. La discontinuità colloca il più disagiato ai margini del diritto e lo costringe ad immaginare delle risposte individuali e immediate ai problemi di ogni giorno. Soluzioni che rimediano in qualche modo il presente ma non costruiscono un avvenire.
Il Quarto Mondo sa bene che non potrà costruire niente di stabile e duraturo per i suoi, finché sarà tenuto fuori dai diritti essenziali: istruzione, lavoro e abitazione. E afferma, per la sofferenza che ne deriva, quanto sia inutile voler parlare di accesso alla cultura, senza parlare di accesso alle sicurezze primarie dell’esistenza.
Torniamo un attimo sulla storia, la spiritualità, il lavoro, la cittadinanza, la famiglia. Attraverso una lenta elaborazione e comprensione di queste cinque dimensioni dell’esistenza, l’uomo ha creato una cultura. Poco a poco ha saputo costruire, su queste realtà, dei diritti. Ma le famiglie del Quarto Mondo sono tuttavia escluse da questi diritti fondamentali. Poiché c’è possibilità di accesso ai diritti, solo di fronte a una comunità che riconosca che ne fate parte in base al contributo apportato. Al di fuori di questo riconoscimento, ogni altra forma è solo forma di assistenza che non permetterà un riconoscimento di appartenenza alla stessa cultura.
Ora è chiaro che anche l’uomo del Quarto Mondo, come tutti, aspira a quei diritti che gli permettono di vivere nella comunità senza dipendere da nessuno.
I più poveri sanno che l’uomo è riconosciuto come tale solo se ha la capacità di affrontare in modo responsabile il proprio destino. Essi sanno che se il diritto può aiutare a liberare gli uomini dalla dipendenza, è anche vero che, per non vivere nell’assistenza, occorre essere capaci di sapersi assumere questi diritti.
Bisognerebbe approfondire attentamente l’intuizione dei poveri perché è un dato essenziale che deriva dalla loro esclusione e dalla dipendenza, nello stesso tempo essa è, in terra di miseria, uno dei motori del messaggio che gli esclusi inviano al mondo che li circonda. Voler capire ì poveri esige che anche noi si accetti di essere capaci, almeno per un certo periodo, di pensare come loro per venire alla fine trasformati. Non è facile perché gli uomini hanno l’abitudine dì vivere con punti di riferimento che diano loro sicurezza e non sono certo pronti a perdere o abbandonare tutto quello per il quale hanno lungamente lottato. La cultura stessa non è, infatti, la memoria di questa lunga lotta?
Il riunirsi e la solidarietà
Il popolo del Quarto Mondo si trova sul confine tra un mondo che non è riuscito a vincere la miseria e un mondo che rifiuta di credere che sarà sempre così.
Il Quarto Mondo sa che da solo, non riuscirà a vincere questa esclusione,ma anche intuisce che senza di lì, il mondo non conoscerà l’armonía. Sa anche che gli altri uomini hanno poca pazienza nei suoi confronti: ne sono testimonianza tutti quei progetti e programmi che non hanno mai portato a dei risultati....
La famiglia umiliata sa bene che la discontinuità di cui abbiamo parlato, dipende anche dalla discontinuità dell’impegno della società. Sa anche che l’interesse della società nei suoi confronti è piuttosto indirizzata sul piano della ricerca teorica sulle condizioni della miseria, piuttosto che ad una azione comune o a una manifestazione di solidarietà tra uomini.
La cultura è creazione, incontro di uomini, il prodotto dì scambi tra loro. E’ immersa nella storia degli uomini. Essa è la storia stessa.
Per questo la cultura deve portare gli uomini a raggiungere questo popolo della miseria. Sarà necessario allora impegnarsi con lui, formarsi al suo contatto e scoprire il prezzo che questo popolo paga per far vivere ai propri figli una condizione migliore.
Forti di questo incontro, sarà necessario che gli uomini creino con 1 Quarto Mondo, pensino con lui e condividano i suoi ideali.