{"id":788,"date":"2014-05-06T16:15:00","date_gmt":"2014-05-06T14:15:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.joseph-wresinski.org\/it\/la-violenza-fatta-ai-poveri\/"},"modified":"2020-04-10T16:08:35","modified_gmt":"2020-04-10T14:08:35","slug":"la-violenza-fatta-ai-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.joseph-wresinski.org\/it\/la-violenza-fatta-ai-poveri\/","title":{"rendered":"La violenza fatta ai poveri"},"content":{"rendered":"<p>Testo del Padre Joseph Wresinski estratto dalla rivista Igloos, n\u00b0 39-40, Editions Quart Monde, Paris, 1968<\/p>\n<p><i>Questo testo, pubblicato nel 1968 sulla rivista Igloos \u2013 Le Quart Monde, \u00e8 stato scritto nell\u2019ambito della eliminazione, spesso violenta, delle bidonville della Regione parigina e di altre regioni<\/i><\/p>\n<p><strong>La violenza dell\u2019indifferenza e del disprezzo<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 solo l\u2019uomo miserabile che si trova schiacciato sotto il peso della violenza dei suoi simili. Su di lui si accaniscono il disprezzo o l\u2019indifferenza da cui non pu\u00f2 difendersi. Egli non pu\u00f2 che allontanarsi lasciando percorsi conosciuti. Deve allora annullarsi e diventare il dimenticato delle citt\u00e0 d\u2019urgenza, delle zone nere e delle bidonvilles. \u00c8 l\u2019escluso.<\/p>\n<p>La violenza del disprezzo e dell\u2019indifferenza crea la miseria, poich\u00e9 conduce inesorabilmente all\u2019esclusione e al rifiuto di un uomo da parte di altri uomini. Essa imprigiona il povero in un ingranaggio che lo stritola e lo distrugge. Fa di lui un sottoproletario. La privazione costante di comunione con gli altri, che illumina e rassicura ogni vita, condanna la sua intelligenza all\u2019oscurit\u00e0, stringe il suo cuore nell\u2019inquietudine, l\u2019angoscia e la diffidenza, ne distrugge l\u2019anima.<\/p>\n<p><strong>La violenza in nome dell\u2019ordine, della ragione, della giustizia<\/strong><\/p>\n<p>N\u00e9 i sottoproletari, n\u00e9 i ricchi hanno necessariamente coscienza della violenza che pesa sull\u2019universo della miseria. Essa \u00e8 spesso dissimulata sotto il volto dell\u2019ordine, della ragione, della stessa giustizia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse in nome dell\u2019ordine morale che noi ci introduciamo nei loro poveri amori, strattonandoli, talvolta denigrandoli, sempre giudicandoli, in luogo di farne il trampolino della loro promozione familiare? Eppure, anche se non sono conformi alla nostra morale n\u00e9 ai nostri codici, essi sono senza dubbio la sola possibilit\u00e0 che resta loro di una fiducia e di una partenza verso una vita pi\u00f9 piena.<\/p>\n<p>La bidonville avrebbe potuto essere il luogo di passaggio di un popolo di sfortunati verso una citt\u00e0 pi\u00f9 giusta. In nome di un ordine sociale, ne abbiamo fatto un inferno, rendendo insopportabile la loro vita con il pretesto di impedire alle famiglie di riunirvisi e di risiedervi. La nostra fretta di imporre un ordine ci ha fatto dimenticare l\u2019uomo. Pi\u00f9 la sua vita \u00e8 precaria e meno beni possiede, pi\u00f9 egli vi si aggrapper\u00e0 per la paura di perderli. Non li cambier\u00e0 volentieri per ci\u00f2 che non conosce e non capisce. Ma non \u00e8 anche la nostra \u201cragione\u201d che ci detta di togliere al sottoproletario la sua autonomia? Non sappiamo meglio di lui ci\u00f2 che gli conviene? Perch\u00e9 metterlo davanti a scelte che lui non saprebbe prendere? Cos\u00ec, noi arriviamo persino a stabilire il luogo dove andr\u00e0 ad abitare. Poi lo accuseremo di non avere spirito di iniziativa, ambizione e diremo \u201cnon vuole uscirne\u201d. Come ne uscir\u00e0 non avendo mai potuto esercitare la propria ragione?<\/p>\n<p>In nome di una certa giustizia noi gli usurpiamo anche il ruolo di padre, ci sostituiamo a lui davanti ai suoi figli; pretendiamo che non assuma le sue responsabilit\u00e0, lo condanniamo. Cos\u00ec, egli non diventer\u00e0 mai un vero padre, pienamente responsabile dei suoi, difendendone i loro diritti.<\/p>\n<p>Avendo respinto tutto ci\u00f2 che fa, denigrato ci\u00f2 che ha intrapreso, avendolo privato della maggior parte dei beni, noi ne abbiamo fatto un assediato. Il suo rammarico non sar\u00e0 conforme alle nostre leggi: ruber\u00e0, far\u00e0 a pugni, ferir\u00e0. Allora, in nome della giustizia, lo metteremo in prigione. Quando uscir\u00e0, sar\u00e0 ancora capace di rispettare la nostra giustizia?<\/p>\n<p>Il nostro ordine, la nostra ragione, la nostra giustizia si rivoltano contro di lui. Gli creano un ordine singolare che lo porta verso il disordine, lo sragionamento, l\u2019ingiustizia.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ordine violento genera l\u2019ordine del disordine e della violenza<\/strong><\/p>\n<p>In questo ordine che per noi \u00e8 ragionevole e giusto, il povero trova posto come se fosse uno stato normale, ne rispetta le leggi e gli obblighi. L\u2019uomo schiacciato, si comporta come tale, ma la violenza di questo ordine entra dentro di lui. La legge che subisce diventa quella che far\u00e0 subire, gli obblighi che gli sono imposti, li imporr\u00e0 ai suoi nel suo ambiente.<\/p>\n<p>Tuttavia, questo violento non lo \u00e8 secondo l\u2019ordine che gli \u00e8 imposto. Egli non \u00e8 n\u00e9 coerente n\u00e9 logico. Sar\u00e0 guidato da un riflesso cieco, goffo, rumoroso e la sua violenza sembrer\u00e0 senza senso. Picchia la moglie, insulta i padroni, minaccia l\u2019incaricato alla disoccupazione, caccia i suoi amici\u2026Non \u00e8 un violento, \u00e8 furioso. Viene alle mani con i vicini, lancia invettive contro le signore caritatevoli che infastidiscono la sua vita e gli appaiono, con le loro dolci maniere, i canali della violenza tagliente e implacabile che subisce.<\/p>\n<p>I non poveri allora fuggono da questo furioso e, sollevati, pensano di uscirne a buon prezzo. Fuggono da questo eccitato pericoloso che ha meritato la sua sorte. Non c\u2019\u00e8 niente da fare, non ci sar\u00e0 mai niente da fare con lui. La societ\u00e0, che si ritiene fondata sulla ragione e sul rispetto dell\u2019ordine, non pu\u00f2 concepire un tale modo di dialogare. Le Chiese riterranno di dare prova di saggezza presentandogli i propri progetti con prudenza o condiscendenza.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che la situazione del miserabile del nostro \u201cmondo dell\u2019opulenza\u201d \u00e8 diventata la pi\u00f9 tragica di quelle conosciute dall\u2019uomo nel corso dei secoli. Mai come oggi il miserabile \u00e8 stato l\u2019uomo spezzato, l\u2019uomo mutilato, privato della sua libert\u00e0, dei suoi diritti, dei suoi poteri, del suo onore e del suo amore; l\u2019uomo al quale \u00e8 fatta una violenza totale in nome della ragione, della giustizia, dell\u2019ordine stabilito.<\/p>\n<p><strong>Il sottoproletariato non \u00e8 un popolo dell\u2019odio<\/strong><\/p>\n<p>Quale sorta d\u2019uomo \u00e8 dunque chi \u00e8 trattato cos\u00ec, chi \u00e8 conosciuto solo attraverso il vizio o il peccato o ancora la follia? Chi \u00e8 quest\u2019uomo i cui tratti del volto sono quelli dello scarto, quest\u2019uomo che viene riconosciuto cos\u00ec: \u201dOgni societ\u00e0 non ha forse il suo scarto? D\u2019altronde c\u2019\u00e8 bisogno di uno scarto\u201d. Ridotto al silenzio perch\u00e9 considerato come la vergogna della comunit\u00e0, privato dei mezzi primari dell\u2019espressione che sono la parola, l\u2019intelligenza, egli grida verso di noi con la sua sporcizia, con l\u2019odore della miseria, con il suo modo di vita caotico e violento. Grida vendetta, furto, stupro, restituzione? Le sue intenzioni sono realmente opposte alle nostre?<\/p>\n<p>Questo uomo non \u00e8 uno scarto, n\u00e9 \u00e8 pericoloso e nemmeno animato da odio verso coloro che lo opprimono. Dietro i vetri rotti del suo alloggio, le tavole sconnesse della sua baracca, nel buco del suo igloo, nella ricerca quotidiana per trovare un lavoro, un amico, una mano tesa, un Dio al quale credere, egli soffre la violenza senza tregua di una attesa senza speranza. E se, a volte, i suoi pugni si chiudono non \u00e8 perch\u00e9 li stringe l\u2019odio, \u00e8 che nella miseria non c\u2019\u00e8 nessuno da aspettare, non c\u2019\u00e8 da stringere con forza, cordialmente, la mano di un Ges\u00f9 Cristo. La sua violenza \u00e8 costruita dalla disperazione dell\u2019indegnit\u00e0 non dalla convinzione dei suoi diritti e della volont\u00e0 di rivendicarli attaccandoci.<\/p>\n<p><strong>Noi chiudiamo sempre pi\u00f9 le porte delle nostre Chiese<\/strong><\/p>\n<p>La violenza per\u00f2 chiama eternamente la violenza e la nostra risposta alla violenza incosciente e cieca del miserabile \u00e8 quella del disgusto, del disprezzo, del rifiuto sempre pi\u00f9 intenso; \u00e8 l\u2019esclusione dal patrimonio comune e l\u2019isolamento nelle citt\u00e0 immondezzaio. La nostra risposta \u00e8 il gendarme, il furgone della polizia, il bulldozer che, rasando la bidonville, distrugge questa caricatura della propriet\u00e0 privata che \u00e8 quella degli esclusi: un po\u2019 di legna, un pezzo di lamiera ondulata o di carta catramata, qualche vecchia cassa trovata tra i resti di un mercato\u2026<\/p>\n<p>La nostra reazione \u00e8 di alzare un po\u2019 di pi\u00f9 le Bastiglie dei nostri interessi, dei nostri privilegi, delle nostre istituzioni e di ridurre un po\u2019 di pi\u00f9 lo spiraglio delle porte delle nostre chiese, dei nostri templi. Noi, i \u201csicurizzati\u201d, ci addormentiamo allora nella pace, nella quiete, ignorando sempre chi ci era vicino ed era nostro fratello.<\/p>\n<p>Non uno scarto, ma una vittima, egli rester\u00e0 trascurato nelle citt\u00e0 nere, gli alloggi ammobiliati, nelle bidonvilles. Non vogliamo conoscere la sua situazione e sempre pi\u00f9 ci chiuderemo nelle nostre fortezze e cos\u00ec saremo ancor meno capaci di sapere chi egli sia realmente. Egli \u00e8 divenuto per noi uno straniero tanto da considerare la sua sofferenza come giustificata. Ad accettare di ascoltarlo si correrebbe il rischio di perdere tutto, infatti egli non saprebbe accontentarsi di poco, vorr\u00e0 prendere tutto, accaparrarsi tutto, distruggere tutto. Noi conosciamo bene l\u2019entit\u00e0 del danno che ci farebbe correre, dobbiamo sfuggirgli ad ogni prezzo. Anche a prezzo dell\u2019inumanit\u00e0.<\/p>\n<p>Di queste brutali reazioni, siamo tutti responsabili, anche chi, tra noi, si impegna nelle azioni di lotta contro la povert\u00e0. Esse sono causate dai nostri stessi errori perch\u00e9 abbiamo troppo la tendenza di presentare la miseria come una cosa da poco, una piccola dimenticanza, un piccolo accidente della storia dell\u2019umanit\u00e0 in marcia. Proponiamo spesso delle risposte incomplete, delle soluzioni zoppicanti. Soprattutto esse non debbono intralciare la creazione di questo nuovo mondo verso il quale andiamo, fatto di nuove Babeli, di nuove colonne d\u2019Ercole.<\/p>\n<p><strong>Gli uomini si perdono mentre noi conquistiamo lo spazio<\/strong><\/p>\n<p>Senza volerlo confessare, anche noi pensiamo che ci\u00f2 che importa non \u00e8 il rischio di perdere un uomo, ma quello di frenare il progresso degli altri:costruire aerei, creare fabbriche, arrivare sui pianeti, \u00e8 questa la vera storia della nostra epoca. E noi vogliamo essere parte di questa storia, di questa epoca. Allora voler eliminare la miseria non \u00e8 molto serio, \u00e8 uno sforzo lodevole di alcune buone persone un po\u2019 eccentriche e utopiste. \u201c\u00c8 una vocazione speciale\u201d ci si dice talvolta con indulgenza, \u201cun carisma particolare\u201d. Non \u00e8 per\u00f2 essenziale, non vale certamente la pena di compromettersi e di \u201csprecare\u201d la propria vita. \u00c8 che noi abbiamo compreso male questa violenza sorniona e permanente inflitta ai poveri che fa che degli uomini si perdano, mentre noi conquistiamo lo spazio. Noi non abbiamo compreso che la maldestra violenza dei sottoproletari, lungi da essere un accidente della nostra storia, mette in causa l\u2019intera societ\u00e0 capace di proseguire una corsa alle stelle, distruggendo gli uomini.<\/p>\n<p><strong>La violenza dell\u2019 amore<\/strong><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che violenza chiama violenza, c\u2019\u00e8 per\u00f2 solo la violenza dell\u2019esclusione, quella della baionetta puntata contro il ventre del miserabile? Secondo noi, ce n\u2019\u00e8 una infinitamente pi\u00f9 efficace. Essa ha le sue radici nell\u2019intimo stesso degli uomini, si nutre del nostro cuore, del meglio di noi stessi, dei nostri desideri di gioia, di pace da diffondere, da dare. Si nutre del nostro incontro con il Dio di carit\u00e0, del nostro ideale di giustizia.<\/p>\n<p>Questa violenza \u00e8 quella che provoca i propositi profondi e definitivi, le risurrezioni che danno vita, rispetto, onore, gloria e felicit\u00e0 a tutti gli uomini, ricchi o poveri. A questa violenza, che \u00e8 quella dell\u2019amore, siamo votati gli uni e gli altri, che lo vogliamo o no, per il fatto che siamo veramente degli uomini e abbiamo preso coscienza che nessun altro uomo pu\u00f2 mai essere per noi uno straniero o un nemico.<\/p>\n<p>Lo stesso sottoproletario vi \u00e8 votato. Se lo conoscessimo un po\u2019 di pi\u00f9 sapremmo che egli ci domanda soltanto di essere un uomo e desidera solo questo. Ci domanda che tutti gli uomini siano riconosciuti e trattati come tali.<\/p>\n<p>Non chiede altro che questo: che la scuola sia per i suoi bambini il crogiuolo dell\u2019intelligenza, che la Chiesa sia il cammino verso la comunione di tutti gli uomini di fronte al Dio della loro fede, che la societ\u00e0 sia giusta e sincera, che la tecnica e l\u2019economia siano al servizio della condivisione dei beni della terra.<\/p>\n<p>Il sottoproletario chiede come noi la creazione di un mondo nuovo. Il significato della sua lotta \u00e8 anche la trasformazione delle strutture di una societ\u00e0 in modo che l\u2019onore, la giustizia, l\u2019amore, la verit\u00e0 ne siano le fondamenta dalle quali ogni uomo, e dunque egli stesso, ricever\u00e0 il pieno riconoscimento dei suoi diritti: il potere di pensare, di capire, di amare, di agire, di pregare. Se il miserabile ci interroga, se ci pone delle domande e ci obbliga a porcele, non ce lo chiede per rallentare il nostro cammino, ma al contrario ci obbliga ad andare pi\u00f9 velocemente e pi\u00f9 lontano, di vedere in grande e di essere pi\u00f9 ambiziosi di quanto non siamo. Ci trascina in una vera vertigine di rimessa in causa generale dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>L\u2019oppresso diventer\u00e0 un oppressore?<\/strong><\/p>\n<p>Certo, noi potremmo concepire un\u2019altra rivoluzione, pi\u00f9 classica nella storia del mondo, che consisterebbe nell\u2019organizzare i poveri in modo che essi possano strappare il potere ai ricchi e mettersi al loro posto. Allora per\u00f2 chi garantisce che il miserabile, un domani diventato ricco, sar\u00e0 migliore del ricco di oggi? Chi ci dice che Lazzaro, seduto al tavolo del ricco, non lo caccer\u00e0 per escluderlo a sua volta, chi ci assicura che diventato potente non organizzer\u00e0 la violenza e la distruzione, a sua volta? Non dovremmo attenderci che dai poveri di oggi escano i tiranni che opprimeranno i ricchi decaduti dalla loro potenza? Come impedire che la giustizia per tutti, l\u2019onore e la preghiera per tutti, non divengano ancora una volta, ad opera dei miserabili di ieri ascesi al potere, l\u2019ingiustizia, la menzogna, l\u2019odio e la guerra del mondo di domani? La situazione attuale degli esclusi, la necessaria trasformazione del mondo in loro favore non devono farci dimenticare questo nuovo rischio: che il sottoproletariato a sua volta cercher\u00e0 di opprimere e distruggere l\u2019uomo. Questo rischio non nasce forse dal fatto che i poveri vedono i potenti di oggi vivere nell\u2019abbondanza e usare i loro beni per dominare e schiacciare? Se un giorno il miserabile prendesse il loro posto, come potrebbe non essere tentato di fare ci\u00f2 che ha visto fare e di ricreare la societ\u00e0 tale e quale egli l\u2019ha conosciuta, fondata sulla violenza?<\/p>\n<p>Eppure se , guardando i ricchi di oggi, egli trovasse tra loro degli uomini veramente uomini, rispettosi di tutti i loro fratelli, generosi nella magnificenza, che lavorassero realmente e concretamente per creare un mondo nuovo fondato sulla giustizia, l\u2019amore, la verit\u00e0, la pace, se trovasse tra i ricchi di oggi degli uomini ossessionati dalla dignit\u00e0 dei loro simili, ci sarebbe la possibilit\u00e0 che egli scegliesse di imitare loro piuttosto che gli altri, di collaborare con loro alla creazione del m ndo.<\/p>\n<p><strong>L\u2019 amore genera l\u2019amore<\/strong><\/p>\n<p>Il mondo di domani \u00e8 sicuramente nostra opera personale, sia che lo costruiamo con i poveri o che essi prendano il nostro posto per costruirlo senza di noi. Se deve essere un mondo senza oppressione, il mondo di domani esige che noi viviamo la realt\u00e0 della parola del Cristo: \u201cIl regno soffre violenza\u201d. Ma si tratta di una violenza fatta a noi stessi, una violenza che \u00e8 spogliazione del nostro orgoglio, del nostro spirito di dominio; che \u00e8 abbandono volontario di quei beni che noi apportiamo alla realizzazione della fraternit\u00e0, della verit\u00e0, della pace.<\/p>\n<p>Se i poveri ci vedessero vivere veramente come poveri, ci guarderebbero e ci prenderebbero come esempio e noi faremmo di questa povert\u00e0 la verit\u00e0 chiesta e praticata dal Cristo. La povert\u00e0 accanto al Crocifisso del Golgota \u00e8 una esperienza di vita, una esigenza e non c\u2019\u00e8 vero povero che lo sia in altra maniera da quella che Egli ha scelto. Questo \u00e8 vero per tutti quelli che mettono in causa il mondo dell\u2019opulenza di oggi. Senza accettare di pagare il prezzo che il Cristo stesso ci indica, non c\u2019\u00e8 mondo futuro pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 vero, pi\u00f9 fraterno. Il mondo di domani passa attraverso la nostra disponibilit\u00e0 alla chiamata di amore che sale dalla terra. Passa attraverso la nostra spogliazione. Fondamentale sar\u00e0 mettere in comune e condividere quello che ci \u00e8 stato dato. affinch\u00e9 tutto serva a tutti, alla loro felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna anche sapere che questa \u201cspogliazione\u201d sar\u00e0 accettata e riconosciuta come punto di riferimento, solo se essa avverr\u00e0 senza nessuna discontinuit\u00e0, solo se il nostro ideale \u00e8 non soltanto quello di avvicinarci senza posa al pi\u00f9 povero, ma anche di identificarci a tutto ci\u00f2 che in lui \u00e8 verit\u00e0, amore e giustizia, e di solidarizzare cos\u00ec alla sua causa e di amarlo a tal punto che quest\u2019ultima divenga interamente la nostra fino al suo compimento.<\/p>\n<p>Allora, il sottoproletario, trovando in noi l\u2019uomo da imitare e non da abbattere, si accanir\u00e0 con noi a creare un mondo di giustizia, un mondo di verit\u00e0, un mondo di amore e di pace. E se, su questa terra, ci sar\u00e0 ancora violenza, sar\u00e0 la violenza dell\u2019amore condiviso.<\/p>\n<p>Padre Joseph Wresinski<\/p>\n<h3>documents<\/h3>\n<figure class=\"alignnone wp-caption\"><a href=\"\/wp-content\/uploads\/sites\/16\/2016\/09\/La_violenza_fatta_ai_poveri.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"height: 52px;width: 52px\" src=\"\/wp-content\/uploads\/sites\/16\/2016\/09\/pdf-d7486.png\" alt=\"\" width=\"52\" height=\"52\" \/><\/a><\/figure>\n<p>La violenza fatta ai poveri<\/p>\n<div id=\"ConnectiveDocSignExtentionInstalled\" data-extension-version=\"1.0.4\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo del Padre Joseph Wresinski estratto dalla rivista Igloos, n\u00b0 39-40, Editions Quart Monde, Paris, 1968 Questo testo, pubblicato nel (&#8230;) <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.joseph-wresinski.org\/it\/la-violenza-fatta-ai-poveri\/\">Continua a leggere <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1229,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"ep_exclude_from_search":false,"footnotes":""},"categories":[61],"tags":[],"class_list":["post-788","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scritti"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La violenza fatta ai poveri - Joseph Wresinski IT<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.joseph-wresinski.org\/it\/la-violenza-fatta-ai-poveri\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La violenza fatta ai poveri - Joseph Wresinski IT\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Testo del Padre Joseph Wresinski estratto dalla rivista Igloos, n\u00b0 39-40, Editions Quart Monde, Paris, 1968 Questo testo, pubblicato nel (...) 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