{"id":896,"date":"2016-01-01T10:39:12","date_gmt":"2016-01-01T09:39:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.joseph-wresinski.org\/it\/padre-joseph-wresinski-1917-1988\/"},"modified":"2016-10-07T15:17:06","modified_gmt":"2016-10-07T13:17:06","slug":"padre-joseph-wresinski-1917-1988","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.joseph-wresinski.org\/it\/padre-joseph-wresinski-1917-1988\/","title":{"rendered":"Padre Joseph Wresinski (1917-1988)"},"content":{"rendered":"<p>Joseph Wresinski nacque ad Angers (Francia) il 12 febbraio 1917, in una famiglia nella miseria. Suo padre, Wladislaw Wrzesinski, polacco originario di Pozn\u00e0n, era emigrato nell\u2019Ovest. A Madrid aveva incontrato sua moglie, Lucrecia Sellas, maestra di scuola spagnola. Sono emigrati in Francia con pochi mezzi che la guerra ridurr\u00e0 a niente. A causa del passaporto tedesco del padre, sono prima internati, con i due figli in tenera et\u00e0, nel Forte di Saumur, poi trasferiti nell\u2019antico Seminario Maggiore di Angers. La piccola muore di polmonite nella pi\u00f9 totale indigenza. Il loro secondogenito Joseph, viene alla luce in questa condizione.<\/p>\n<p>Finita la guerra trovano alloggio in una vecchia fucina disattivata della rue Saint-Jacques. E\u2019 una catapecchia, la pi\u00f9 malmessa del quartiere, ai margini di una zona di miseria nella citt\u00e0 bassa di Angers. Umiliato e disperato, il padre va lontano, alla ricerca di un lavoro. Dopo alcuni ritorni in famiglia, sempre pi\u00f9 sporadici, torna definitivamente in Polonia dove sua moglie, temendo per i suoi figli, rifiuta di seguirlo. Con l\u2019andare del tempo, finir\u00e0 coll\u2019interrompere i contatti con la famiglia. Nella vecchia fucina rimane la Signora Wrzesinski con i suoi quattro figli.<\/p>\n<p>La famiglia sopravvive alla pi\u00f9 squallida miseria con piccoli lavori e con l\u2019aiuto delle dame di carit\u00e0 della parrocchia. A quattro anni e mezzo Joseph d\u00e0 il suo contributo servendo la messa tutte le mattine all\u2019alba presso le Suore del Buon Pastore, in cambio della prima colazione e di pochi soldi per sua madre. Le avversit\u00e0 non scalfiscono la fede e la dignit\u00e0 di questa donna che insegna ai suoi il diritto al rispetto dei pi\u00f9 poveri. Prega, immobile su una sedia; per Joseph \u00e8 l\u2019emblema della Chiesa, umile e povera &#8211; come il Padre Douillard d\u2019altronde, il parroco (e futuro vescovo di Soissons), una delle rarissime persone che rispetta la loro dignit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"height: 477px;width: 426px\" title=\"Padre Joseph con i bambini\" src=\"\/wp-content\/uploads\/sites\/16\/2016\/09\/PJ_et_enf2-521d1.jpg\" alt=\"Padre Joseph con i bambini\" width=\"426\" height=\"477\" \/><\/p>\n<p>Nel clima di violenza che accompagna la miseria, e che quasi naturalmente trascina nel suo vortice disumanizzante, in una specie di miracolo della grazia, Joseph prende gi\u00e0 instintivamente le difese dei deboli contro i forti, a scuola o nella strada. Grazie al coraggio eroico di sua madre, e contro il volere dell\u2019insegnante che si rifiuta di iscriverlo, ottiene la licenza elementare. Dopo di ch\u00e8 ha la fortuna di entrare come garzone presso un pasticciere di Saumur, poi a Nantes.<\/p>\n<p>Respingendo con accanimento l\u2019ingiustizia che lo circonda, frequenta per un periodo la Giovent\u00f9 comunista prima di incontrare la J.O.C. dove gli vengono subito affidate delle responsabilit\u00e0. Joseph vi riscopre Dio, la preghiera e la Chiesa mentre si fa strada in lui la volont\u00e0 di liberare i suoi fratelli. In questo contesto matura la sua vocazione sacerdotale; secondo quanto esprimer\u00e0 pi\u00f9 tardi, si esprime cos\u00ec uno sconfinato attaccamento al Salvatore Ges\u00f9 Cristo, quale punto di partenza per \u201crestituire i pi\u00f9 poveri alla Chiesa e la Chiesa ai pi\u00f9 poveri\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1935, a 18 anni, Joseph voltando le spalle al sicuro mestiere di artigiano pasticcere entra nel seminario minore di Beaupr\u00e9au, dove si ritrova in compagnia di ragazzini di 12 anni. L\u2019anno seguente si iscrive al Seminario Maggiore di Soissons; i genitori di una suora del Buon Pastore s\u2019impegnano a pagargli gli studi. Nell\u2019ottobre 1937, il seminarista Wresinski parte per il servizio militare, assumendo appieno tutte le sue responsabilit\u00e0, sia di futuro sacerdote che di soldato, poi di caporale maggiore. E\u2019 sempre sotto le armi quando scoppia la guerra. Fatto prigioniero e internato a Valenciennes, riesce ad evadere e a raggiungere il suo seminario a piedi, nel luglio 1940. Poco dopo il seminario di Soissons \u00e8 evacuato a Entrammes.<\/p>\n<p>Ovunque vada, cerca i pi\u00f9 sventurati con cui si ricongiunger\u00e0 pi\u00f9 tardi per non lasciarli pi\u00f9. La sua figura segna tutti quelli che lo avvicinano. Lavoratore instancabile, il seminario appaga la sete di lettura che serba dalla sua infanzia; trascorre il suo tempo libero ad imparare, dai libri o dalla vita. Durante le vacanze, fa esperienze nelle fabbriche o nelle miniere, sempre alla ricerca dei pi\u00f9 vilipesi.<\/p>\n<p>Il 29 giugno 1946, Joseph Wresinski \u00e8 ordinato sacerdote nella cattedrale di Soissons. Il suo motto riassume la sua vocazione: \u201cVai al largo e getta le reti\u201d. E\u2019 inviato come vice-parroco a Tergnier, dove ritrova il mondo operaio, quello dei ferrotranvieri, ma anche dei lavoratori senza qualifica che popolano le contrade della miseria. In piena linea di demarcazione, in bilico tra questi due mondi, si accorge che schierandosi a fianco dei militanti sindacalisti, corre il pericolo di separarsi dai pi\u00f9 deseredati. Opta per i pi\u00f9 poveri, per le famiglie che costituiscono questa popolazione abbandonata. Reputa che la Chiesa \u00e8 chiamata a condividere la loro impotenza e la loro condizione di reietti. A questo punto si rende conto che la strada dei preti operai, vicini al suo cuore, gli \u00e8 preclusa. Soffrir\u00e0 per molto tempo di questo isolamento necessario.<\/p>\n<p>Nel 1948 il Padre Joseph chiede al suo vescovo, Mons. Douillard, di farsi le ossa alla Mission de France, \u201cper essere pi\u00f9 missionario\u201d. Vi trascorre un anno, prima a Lisieux, poi a Limoges. Ma la sua salute ha la fragilit\u00e0 del bambino cresciuto nella miseria. Non tarda ad ammalarsi, prima una meningite, poi la tisi. Nel 1949, lo ricoverano in sanatorio &#8211; si d\u00e0 subito da fare come aiuto volontario in corsia, accudendo agli altri ammalati. E\u2019 l\u00ec quando lo raggiunge la notizia del decesso di sua madre, morta all\u2019ospizio. Assiste al funerale in barella. Da lei ha imparato l\u2019essenziale della sua vita, la sua vocazione.<\/p>\n<p>Ancora convalescente, durante l\u2019Anno Santo 1950, parte in pellegrinaggio a Roma. Vi trascorre diversi mesi. Divide il suo tempo tra la visita delle chiese e la scoperta delle bidonville. Arriva fino in Sicilia, dove ci sono le saline, per conoscere i pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Di ritorno a Soissons, chiede al suo vescovo una parrocchia dove pu\u00f2 ritrovare i pi\u00f9 abbandonati. Nominato parroco di Dhuizel, piccolo centro rurale dell\u2019Aisne, vi scopre il mondo contadino con i suoi strati sociali e la sua lunga pazienza. Dal 1950 al 1956 vive nella pi\u00f9 grande povert\u00e0, condividendo il lavoro degli stagionali, restaurando la chiesa parrocchiale per fare ritornare le famiglie che l\u2019avevano disertata, predicando nei dintorni, richiesto anche per predicare in altre regioni di Francia, guidando pellegrinaggi e lasciando sempre aperta la sua tavola, alquanto sguarnita per\u00f2. I poveri della regione lo conoscono come \u201cil sacerdote che non chiude mai la sua porta a coloro che si trovano nel bisogno\u201d; vuole essere il prete di tutti.<\/p>\n<p>Il Padre Joseph ha un chiodo fisso: reperire gli esclusi, coloro che tutti scartano e di cui si ignora l\u2019esistenza. Tant\u2019\u00e8 che il suo vescovo, incaricato di trovare un cappellano per un campo di senzatetto a Noisy-le-Grand, gli propone di andare a vedere &#8230; Non riescono a trovare nessuno nella regione parigina, dopo che due preti hanno rinunciato.<\/p>\n<p>L\u2019arrivo a Noisy, il 14 luglio 1956, suggella il suo destino. In questo \u201ccampo di transito\u201d, fondato dall\u2019Abb\u00e9 Pierre con i suoi Chiffoniers d\u2019Emma\u00fcs nel 1954, in via del tutto provvisoria, scopre con stupore un incredibile cumulo di miseria. Due mila persone circa sprovviste del minimo necessario, hanno trovato un tetto in 252 \u201cigloos\u201d in eternit, su un\u2019 antica discarica, ai margini di una palude, abbandonati al disprezzo e all\u2019indifferenza del mondo circostante. Appena li vede, il Padre Joseph capisce che questi sventurati costituiscono il suo popolo, che tutta la sua vita \u00e8 definitivamente legata alla loro. \u201cQuel giorno, mi sono promesso che se rimanessi, avrei fatto in modo che queste famiglie potessero salire le scale dell\u2019Eliseo, del Vaticano, dell\u2019ONU &#8230;\u201d Ma dir\u00e0 anche : \u201cQuel giorno, sono tornato nella sventura\u201d. Quasi tutti lo dissuadono di vivere nel campo. Lui, invece, sostenuto dal suo vescovo, si prefigge di ficcarsi con i suoi fratelli nella sventura, \u201cmagari, morire con loro\u201d: se devono soffrire, non devono mai pi\u00f9 soffrire da soli, senza poter dare un senso alla loro sofferenza.<\/p>\n<p>L\u2019intenzione del Padre Joseph \u00e8 di riabilitare il suo popolo, restituendogli la libert\u00e0 di associazione e di opinione, unendo le famiglie contro la miseria, distruttrice di ogni unit\u00e0. Riabilitare in senso proprio, cio\u00e8 fare capire a tutti che i pi\u00f9 poveri non sono colpevoli dello stato di miseria in cui sono ridotti, ne sono anzi le vittime &#8211; e che unendoci possiamo vincerla. Intanto, vuole recidere l\u2019umiliante sudditanza che lega le famiglie del Campo a qualsiasi forma di assistenza. Al posto della mensa popolare, costruisce un asilo infantile, apre un laboratorio e una biblioteca, e costruisce una cappella con volontari di cinque religioni (cattolici, protestanti, israeliti, musulmani e induisti) senza contare i non credenti. Questa diversit\u00e0, a immagine del volontariato pluriconfessionale che gi\u00e0 sogna, corrisponde ad una delle intuizioni fondamentali del Padre Joseph: radunare tutti gli uomini intorno ai pi\u00f9 poveri, e quindi intorno al Cristo Salvatore. Poich\u00e9 ha potuto toccare con mano, durante i suoi viaggi, che la miseria \u00e8 di casa in tutte le culture, in tutti i regimi, in tutti gli orizzonti; d\u2019ora in poi anche il rifiuto della miseria sar\u00e0 di casa in tutta l\u2019umanit\u00e0, crocevia di tutte le religioni. Ora la cappella la vuole anche bella, in mezzo alla desolante bruttura della miseria; i vetri, che evocano i misteri gloriosi, saranno realizzati da Jean Bazaine. Pi\u00f9 avanti, nel 1959, viene fondato il Centro femminile.<\/p>\n<p>Il Padre Joseph ci tiene ad essere un prete tra il suo popolo; assicura tutte le cerimonie, il catechismo, la Via crucis, incoraggia la confessione settimanale, ritrova e aiuta a ritrovare ovunque l\u2019Uomo dei Dolori al centro dell\u2019umanit\u00e0. E\u2019 profondamente devoto all\u2019Eucaristia e alla Madonna, a cui viene dedicato il Campo, festeggiata con tutta la popolazione il 15 agosto.<\/p>\n<p>Comunque nei primi anni, l\u2019opposizione cresce, la violenza non si placa, il nuovo asilo infantile, il centro culturale polivalente, e anche l\u2019ufficio del Padre Joseph sono pi\u00f9 volte dati alle fiamme &#8230; Senza contare gli incendi involontari che distruggono degli igloos e uccidono dei bambini. Solo la cappella sembra essere risparmiata. Alcuni vogliono costringerlo a andarsene, per chiudere il Campo e disperdere i suoi abitanti &#8211; senza peraltro garantire loro un alloggio decente.<\/p>\n<p>Impossibile farcela da solo in queste condizioni. Pertanto il Padre Joseph fonda nel 1957, con le famiglie nella miseria, una prima associazione. Cos\u00ec affida la sua sorte nelle mani dei pi\u00f9 abbandonati. Ma il Ministero degli Interni nega il proprio consenso. L\u2019unica via d\u2019uscita sar\u00e0 la fondazione di una nuova associazione, che includa sia le famiglie pi\u00f9 indigenti, che i volontari e gli alleati di ogni condizione sociale. Un amico protestante, confondatore, propone di chiamarla Aide \u00e0 toute d\u00e9tresse; sar\u00e0 l\u2019origine dell\u2019attuale Movimento internazionale ATD Quarto Mondo, ormai presente in tutti i continenti.<\/p>\n<p>Nel 1960, con l\u2019arrivo dei primi volontari permanenti, la vita del Padre Joseph prende un nuovo slancio. La lotta contro la miseria diventa lotta per la cultura, per il diritto all\u2019identit\u00e0 storica, alla presa di parola e di responsabilit\u00e0 di fronte al mondo circostante. Vengono organizzati colloqui, \u00e8 fondata una rivista, Alwine de Vos van Steenwijk \u00e8 incaricata delle relazioni con il mondo scientifico e universitario, sono avviate delle ricerche, presto (nel 1962) saranno creati un ufficio di ricerca sociale &#8211; che diventerr\u00e0 nel 1968, L\u2019istituto di ricerca e di formazione alle relazioni umane\u00a0-, le Edizioni Quarto Mondo, ecc. Si tratta infatti \u201cdi amare per conoscere e di conoscere per amare un p\u00f2 meglio\u201d, ma anche di fare conoscere al mondo, in un linguaggio che possa sentire, le realt\u00e0 e le verit\u00e0 fondamentali vissute dai pi\u00f9 poveri e destinate ad essere da tutti condivise. Questa dimensione di amore intelligente e al contempo attivo e coinvolgente per tutte le buone volont\u00e0 \u00e8 essenziale alla vita del Padre Joseph, \u00e8 la chiave della sua opera e del suo profondo impatto, non solo sui pi\u00f9 poveri, ma su tutta la societ\u00e0.<\/p>\n<p>Negli anni 1960, il Padre Joseph effettua diversi viaggi all\u2019estero, in particolare in India nel 1965 &#8211; viaggio memorabile, da cui trae origine la futura estensione del suo Movimento verso il Terzo Mondo. Realizza una serie di impianti in diverse sacche di povert\u00e0 in Francia, in altri paesi d\u2019Europa e negli Stati Uniti. Nel 1967, per assicurare la dimensione universale della sua lotta contro la miseria e del Movimento di cui \u00e8 l\u2019anima, e per permettere alle famiglie di prendere definitivamente il volo, il Padre Joseph lascia Noisy e si stabilisce a Pierrelaye, nei dintorni di Pontoise, con la sua Segreteria generale e l\u2019Istituto di ricerca e di formazione.<\/p>\n<p>Nel maggio 1968, un\u2019ondata di panico generata dagli eventi che paralizzano la vita nazionale in Francia investe i pi\u00f9 poveri. Il Padre Wresinski organizza delle cooperative, soprattutto alimentari, affidandone la gestione alle famiglie stesse. Le fa anche partecipare, a modo loro, alla corrente d\u2019espressione libera nata nelle universit\u00e0: circolano dei \u201cCahiers de dol\u00e9ances\u201d nelle bidonville e nelle zone, raccolti in un Manifesto, \u201cParla un popolo\u201d. Intanto d\u00e0 al suo popolo il nome, che d\u2019ora in poi sfoger\u00e0 con fierezza: il Quarto Mondo[1]<\/p>\n<p>All\u2019inizio degli anni 1970, in seguito al Manifesto di 1968, sorgono gli incontri regolari tra famiglie del Quarto Mondo e persone pronte a dialogare con loro &#8211; pi\u00f9 tardi questi incontri prenderanno il nome di Universit\u00e0 popolari; poi verranno i grandi raduni internazionali: il primo \u00e8 il Congresso delle Donne del Quarto Mondo nel 1975, delle Famiglie nel 1976, poi quello dei bambini, dei giovani, ecc. Negli stessi anni, il Padre Joseph, quando \u00e8 invitato, incontra e si tiene in contatto con i grandi responsabili del mondo politico, diplomatico e culturale, in Francia e nel mondo.<\/p>\n<p>Nel 1979, il Padre Wresinski \u00e8 nominato membro del Consiglio Economico e Sociale della Repubblica Francese. Cos\u00ec una rappresentanza permanente dei pi\u00f9 poveri \u00e8 assicurata a livello nazionale. A questo titolo \u00e8 incaricato di preparare il Rapporto Grande povert\u00e0 e precariet\u00e0 economica e sociale adottato da consenso l\u201911 febbraio 1987. Diventato, quasi suo malgrado, un uomo pubblico, si pone sempre la questione: \u201cSono la voce del mio popolo che soffre e che spera oppure sono diventato un personaggio a se stante?\u201d[2]<\/p>\n<p>A partire dagli anni 1970, grazie alla personalit\u00e0 del Padre Joseph, il suo Movimento pu\u00f2 avvalersi di statuti consultivi di alto livello presso gli organismi internazionali: l\u2019ONU a New York, l\u2019Ufficio Internazionale del Lavoro a Ginevra, l\u2019U ESCO a Parigi, il Consiglio dell\u2019Europa a Strasburgo, ecc.Nel 1982, una delegazione di giovani del Quarto Mondo, guidata dal P. Joseph, si reca presso Govanni Paolo II a Castelgandolfo. Il Padre Joseph resta in disparte, lasciando i giovani pi\u00f9 poveri conversare con il Papa. Questi li incoraggia: \u201cFondate comunit\u00e0 per combattere l\u2019ingiustizia e la miseria. Tenetemi al corrente. Il Papa ha bisogno di voi.\u201d &#8211; Dopo la sua morte, \u00e8 la volta di una delegazione di famiglie del Quarto Mondo a recarsi a Castelgandolfo, nel 1989. La grande promessa del 1956 \u00e8 fondamentalmente compiuta.<\/p>\n<p>Il 17 ottobre 1987, sul Sagrato delle libert\u00e0 e dei Diritti dell\u2019Uomo, al Trocadero, a Parigi, il Padre Joseph Wresinski inaugura solennemente, davanti una folla di 100.000 persone, una Pietra in commemorazione di tutte le vittime della miseria[3] e pronuncia un discorso profetico: \u201cRendo testimonianza a voi, poveri di tutti i tempi &#8230;\u201d D\u2019ora in poi questo atto sar\u00e0 ricordato ogni 17 ottobre, come la Giornata mondiale della lotta contro la miseria. Dal 1992, questa data \u00e8 ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Il 14 febbraio 1988, il Servo di Dio entra nella casa del Padre, in seguito ad un banale intervento. Il 18 febbraio, il Cardinale Lustiger presiede le esequie a Notre Dame, affollata di gente. Sono convenuti, in profonda comunione, poverissimi e uomini di ogni condizione &#8211; immagine della Citt\u00e0 futura &#8230;<\/p>\n<p>Da allora, famiglie del Quarto Mondo, volontari e alleati di tutti i continenti, di tutte le origini sociali, di tutte le credenze, continuano la sua opera affinch\u00e9 la dignit\u00e0 di ciascuno sia effettivamente riconosciuta, e che sia presa sul serio l\u2019affermazione di san Vincenzo di Paolo, eretta da Padre Joseph a vero principio di conoscenza : &#8220;I poveri sono i nostri maestri&#8221;[4]. Il Centro Internazionale Joseph Wresinski\u201d a Baillet-en-France raccoglie la sua eredit\u00e0 spirituale. La tomba del P. Joseph, ai piedi della cappella da lui costruita a M\u00e9ry-sur-Oise, \u00e8 diventata un centro di raduno, di speranza e di umile \u201cpellegrinaggio\u201d per i poverissimi di tutto il mondo e per tutti quelli che si uniscono a loro.<\/p>\n<p>Dal giorno della sua morte, un p\u00f2 ovunque e sempre pi\u00f9, dalle famiglie in grande povert\u00e0 poi anche in tutti gli ambienti sociali, sale la richiesta di beatificazione del Servo di Dio. La sua fama di santit\u00e0 si \u00e8 sparsa spontaneamente, ben oltre i limiti del Movimento da lui fondato e le numerose persone da lui incontrate &#8211; fino in alcune regioni dello Zaire, per esempio, dove non ha mai messo piede e dove l\u2019ATD Quarto Mondo \u00e8 sconosciuto. Per molti poveri e anche ricchi, questo figlio della miseria \u00e8 diventato un segno di speranza; ci si rivolge a lui per ottenere grazie particolari.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, egli \u201cha cambiato lo sguardo del mondo\u201d (Alwine de Vos van Steenwijk).<\/p>\n<p>La Causa di Beatificazione di Padre Joseph Wresinski si \u00e8 aperta ufficialmente il 19 marzo 1997 nella diocesi di Soissons. La procedura diocesana si \u00e8 conclusa il 27 marzo 2003, e il 29 aprile dello stesso anno gli Atti sono stati trasferiti a Roma, presso la Congregazione per le Cause dei Santi. Ormai rilegati in 69 volumi, hanno seguito l\u2019iter previsto e la Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis \u00e8 stata redatta, stampata in due volumi (per 1800 pagine), e ufficialmente consegnata alla Congregazione il 30 dicembre 2010.<\/p>\n<p>[1] Questa appellazione storica riporta alla mente la profonda intuizione espressa nell\u2019aprile 1789 da Dufourny de Villiers &#8211; rimasta lettera morta fino a Padre Joseph\u00a0-, nei suoi Cahiers del Quarto Ordine, quello dei poveri Braccianti, degli Infermi, degli Indigenti, ecc., l\u2019Ordine sacro degli Sventurati; o Corrispondenza filantropica tra gli Sventurati, gli Uomini sensibili e gli Stati Generali: per supplire al diritto di deputare direttamente agli Stati, che appartiene a tutti i Francesi, ma di cui questo Ordine non gode ancora.<\/p>\n<p>[2] Di fronte a queste responsabilit\u00e0, il Padre Joseph si \u00e8 tenuto profondamente all\u2019interno dell\u2019atteggiamento di Ges\u00f9 nell\u2019ora della tentazione. Come lui, ha rifiutato qualsiasi potere umano che lo avrebbe fatto uscire dalla stretta dipendenza dei poveri nei confronti del Padre. Ha accettato di entrare al CES perch\u00e8 era un organo consultivo senza potere politico.<\/p>\n<p>[3] La Pietra reca questa iscrizione: &#8220;Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i Diritti dell\u2019uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare \u00e8 un dovere sacro&#8221; Padre Joseph Wresinski. &#8211; Il 21 agosto 1997, il Papa Giovanni Paolo II ha scelto di iniziare le Giornate mondiali della Giovent\u00f9 andando a raccogliersi con 300 giovani di ogni paese, riuniti attorno ai pi\u00f9 poveri del mondo, su questa Pietra commemorativa, pregando con loro la preghiera universale composta dal Padre Joseph per il 17 ottobre 1987.<\/p>\n<p>[4] Il che implica, per il Padre Joseph, un vero capovolgimento di prospettive: sono i nostri maestri di pensiero, non soltanto i nostri signori da servire. San Vincenzo di Paolo e i suoi fratelli sono andati dal nostro mondo verso i poveri &#8211; permettendo cos\u00ec che un giorno il Padre Wresinski faccia la strada in senso opposto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joseph Wresinski nacque ad Angers (Francia) il 12 febbraio 1917, in una famiglia nella miseria. 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