Parole per il domani.

Prefazione al libro “Parole per il domani”, Città Nuova, Roma, 2001, dal Cardinale François-Xavier Nguyen Van Thuan, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace

Parole per il domani! Sì, veramente, le parole dei bambini di cui il P. Joseph si fa eco, sono parole per l’avvenire. Parole per cambiare il mondo: come egli dice con una singolare dolcezza, “se ascoltassimo i bambini, il mondo cambierebbe”.

“Lasciate che i bambini vengano a me”: il P. Joseph ha fatto propria per tutto il corso della sua vita questa parola del Signore, non cessando mai di mescolarsi a loro, di interrogarli, di prenderli sul serio.

Di quali bambini si tratta però? Di tutti i bambini, in un certo qual modo, perché tutti nel suo spirito, nella sua visione dell’uomo, hanno questa straordinaria capacità di non vedere quello che ci differenzia, ma quel che ci unifica, non quello che ci separa, ma quello che ci lega. Tutti i bambini sono per lui dei “campioni di felicità”, chiamati a salvare il mondo dalla disperazione.

Tutti i bambini, sì, senza alcun dubbio. Giustamente però, per raggiungerli tutti, per inglobarli tutti, per “abbracciare l’umanità in un solo sguardo”, bisogna ancora mettere al centro della nostra attenzione i più piccoli dei piccoli, i più poveri fra questi bambini, quelli che sono reietti, coperti di vergogna, che non esistono, nemmeno nelle nostre statistiche, come ho visto in Asia dove, in alcuni paesi, i bambini non sono iscritti allo stato civile e non hanno esistenza amministrativa.

Il P. Joseph ci invita pertanto a restare sempre molto, molto vicini ai bambini ed alle famiglie più poveri, a difendere la famiglia poiché la famiglia – dirà – è nostra alleata nella lotta contro la miseria. Un proverbio africano afferma: “Anche se una madre è povera, suo figlio non fugge per cercare un’altra madre.” Non è quel che ci dice Elisabetta quando insorge perché “trattano sempre i miei genitori come dei bambini” o quel ragazzo che confessa come un segreto queste parole così semplici: “Sai, amo proprio mia mamma”?

Ai suoi volontari, talvolta sfiancati dalla miseria, tentati di fuggire, di lasciar cadere tutto, come egli stesso fu d’altronde tentato di fuggire “il Lazzaro che (lo) ripugna, la Maria-Maddalena che (lo) tenta, i ladroni che (lo) derubano e l’ingiuriano, il lebbroso scheletrico ed ignorante che (gli) fa orrore”, egli domanda di “resistere alla tentazione di appoggiarsi sugli elementi più dinamici, più coraggiosi, più intelligenti, lasciando i più sprovvisti lontano”, a più tardi, quando si avrà tempo: no, egli capovolge le priorità, rifiuta il diktat dell’efficacia immediata. Egli si aspetta da loro, si aspetta da noi oggi, di “non rinunciare mai ad andare fino in fondo, perché degli altri vivano!”

Su questo cammino dell’incontro con i bambini più poveri e con tutti i bambini, segnala l’itinerario, formulando in maniera forte e tenera contemporaneamente alcune rudi esigenze che sono altrettante beatitudini per coloro che lo raggiungono nelle zone di grande miseria.

Beati voi, se non avete paura di essere arditi, se diventate uomini e donne veramente liberi, capaci di trasmettere la cultura, di portare la pienezza dell’uomo, l’armonia dell’uomo, l’arte, la poesia, e non solamente la tecnica.

Beati voi se amate il mondo, i dibattiti politici, i dibattiti filosofici, se prendete parte alla speranza di tutti coloro che lottano, senza lasciarvi piegare, ed apportandovi senza posa, a tempo e fuori tempo, i visi, le parole, le sofferenze dei più piccoli.

Beati voi se vi date i mezzi di conoscere veramente i più poveri, la loro vita di tutti i giorni, se imparate ad essere in comunione con la vita ed il pensiero delle famiglie, se, con loro, costruite degli uomini liberi, per contribuire, insieme, a creare un mondo più giusto, un mondo più egualitario in cui la pace sia vissuta non solamente come un ideale, ma come una realtà tra gli uni e gli altri.

Beati voi – dice ancora ai suoi amici – se diventate capaci di intendere, di ascoltare veramente, di scrivere; se il vostro tempo appartiene veramente ai più poveri.

Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, io viaggio un po’ dappertutto nel mondo, e dappertutto i bambini di cui parla il P. Joseph incrociano la mia strada. Lazzaro è dovunque, nei paesi più poveri, ma anche in Europa ed in Italia. Nei residence di Roma e negli slum di Bangkok, sulle immondizie fumanti di Nairobi in Kenya o su quelle di Tegucigalpa in Honduras, negli orfanotrofi della Romania o negli Welfare Hotel di New York, i bambini ci aspettano. Il P. Joseph ci invita a raggiungerli, per “fare rotolare la pietra che mura vivi i poveri, e per spezzare i legami che ostacolano la loro forza di amare”.

Il mondo – ci dice – un giorno cambierà, «perché il messaggio dei bambini della miseria sarà inteso. E perché questi ultimi prenderanno il proprio destino in mano. Il messaggio di Raymonde ce lo ricorda: “Quando sarò grande, farò come te, insegnerò ai bambini a leggere e a scrivere”. Il mondo un giorno cambierà. Una nuova umanità senza miseria vedrà la luce, poiché noi lo vogliamo.»

Parole per il domani, per il nostro domani, di tutti noi. Parole per oggi, perché è oggi che noi prepariamo domani.

+ François-Xavier Cardinale Nguyên Van Thuân Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Roma, lì 30 giugno 2001.

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