I più poveri quali testimoni dell’indivisibilità dei diritti dell’uomo. Contributo del Padre Joseph Wresinski alla riflessione fondamentale sui Diritti dell’Uomo effettuata dalla Commissione nazionale consultiva sui Diritti dell’Uomo (Francia).
Prefazione all’edizione italiana
La forza del messaggio consegnatoci da queste brevi cartelle risiede a ben vedere nel suo carattere elementare, per non dire ovvio. Alle sue spalle non c’è un corpus ideologico precostituito e neppure una geniale intuizione : c’è la testimonianza vissuta della condizione dei poveri, condivisa per nascita, prima che per una scelta. Proprio tale dato di partenza può peraltro, e paradossalmente, ostacolare talora la comprensione di questo messaggio da parte di chi ne cerchi l’originalità altrove che nella peculiarità di una situazione apparentemente banale.
L’affermazione dell’indivisibilità dei diritti dell’uomo che in termini astrattamente culturali, potrebbe considerarsi scontata, non è infatti pronunziata qui a titolo personale, ma sulla scorta di un’esperienza vissuta e condivisa. La richiesta fondamentale che il Padre Wresinski formula a questo riguardo è una rivendicazione di identità del povero quale soggetto di diritti cosciente e compartecipe, rivendicazione che costituisce il presupposto necessario di un durevole superamento della stessa emarginazione economica, in quanto condizione di un suo contributo alla vita della società.
E appunto in tal senso che, secondo questa testimonianza, i diritti dell’uomo sono indivisibili, tanto all’interno della nostra società quanto nel più vasto ambito internazionale. A partire da questa semplice constatazione – che individua il punto su cui far leva per interrompere una spirale involutiva altrimenti inarrestabile – è possibile tra l’altro, superare la principale difficoltà della cooperazione allo sviluppo, garantendo al tempo stesso il rispetto delle diversità culturali e l’universale tutela dei diritti dell’uomo, fondata sulla corresponsabilità di ciascuno nella promozione del bene comune ad ogni livello della vita sociale.
Al di là degli steccati che ancora segmentano e compartimentano il « villaggio planetario », la morfologia dell’emarginazione offre in questa testimonianza una insospettata omogeneità di aspirazioni : il mondo degli ultimi si presenta agli occhi di chi sappia intenderne con la necessaria umiltà le voci più profonde, come la sede naturale di un rivolgimento capace di restituire all’impegno sociale una radicale novità.
Carlo Meriano
Consigliere del Comitato Economico e Sociale delle Comunità Europee
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Padre Joseph Wresinski è stato richiamato a Dio prima di aver concluso la stesura definitiva del suo contributo a questa riflessione fondamentale sui Diritti dell’Uomo. Anteriormente all’ultimo ricovero in ospedale egli aveva delineato la struttura e gli approfondimenti da apportare. E’ quindi sotto la sua dettatura che abbiamo proceduto ad una ultima revisione, certi di non tradire l’acutezza del suo pensiero e ispirandoci alla sua precisione nella scelta delle parole.
Incontrare Padre Joseph attraverso questo scritto significa incontrare l’uomo che fin dagli anni della giovinezza nella JOC e durante la sua vita sacerdotale, non ha mai cessato di approfondire la sua conoscenza sui diritti inalienabili dell’uomo e di combattere affinché questi fossero restituiti ai più poveri. Egli a 71 anni riteneva di dover ancora progredire, non accontentandosi di quanto aveva acquisito, volgendosi sempre verso le famiglie più povere per apprendere maggiormente dalla loro esperienza.
Apprendere i Diritti dell’Uomo da coloro che ne sono privati, adoperarsi ad esercitarli insieme a loro, era questa per lui la via più sicura verso una società garante di progresso continuo, in quanto capace di scegliersi le guide migliori. Il fervido auspicio da lui trasmesso è che i difensori dei diritti dell’uomo continuino ad approfondire la comprensione di quanto i più poveri ci insegnano sull’indivisibilità dei diritti fondamentali di ogni uomo.
In nome del volontariato ATD Quarto Mondo
Claude Ferrand.
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Introduzione
L’uomo, il suo messaggio, il suo destino, sono questi più che mai i temi al centro del pensiero e della lotta del mondo di oggi. Non è forse anche questo il contenuto dei dibattiti e delle lotte così ampiamente sviluppati alla nostra epoca sui Diritti dell’uomo?
Eppure, quarant’anni dopo la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, essi vengono attuati in misura inferiore alle molte aspettative, più limitatamente di quanto si era per tanto tempo immaginato nelle nostre democrazie occidentali. Non si riscontra quanto ci si aspettava: paesi in cui questi diritti verrebbero rispettati e altri dove lo sarebbero di meno o non lo sarebbero ancora. La grande povertà, riemersa nei paesi ricchi che ne avevano dimenticata l’esistenza, è percepita oggi come una violazione sistematica dell’insieme dei diritti fondamentali. In tutti i paesi si constatano quindi delle grandi violazioni, che non sono accidentali, ma inerenti al modo stesso in cui gli uomini organizzano la vita della comunità nazionale e internazionale.
Si comprende come la Commissione nazionale consultiva dei Diritti dell’Uomo, impegnata fin dalla sua fondazione nell’esame di situazioni e di legislazioni specifiche molto diverse, non abbia voluto accettare questa situazione. Una riflessione sui fondamenti stessi dei diritti riconosciuti come inalienabili era necessaria, tanto più che essa mancava tanto in Francia quanto nel resto del mondo. Vorrei tentare di contribuire a tale riflessione facendo un riepilogo sostanziale dell’insegnamento che ho ricevuto dai poveri. Ho avuto il privilegio di condividere la loro vita e la loro lotta in Europa Occidentale, in Africa, nelle Americhe, in Estremo Oriente, come uomo nato nella miseria e sacerdote della Chiesa cattolica romana. Vorrei tracciare gli itinerari di ricerca lungo i quali queste popolazioni prive di ogni diritto mi hanno condotto nel corso della mia vita.
(Testo completo sopra in PDF)
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I più poveri quali testimoni dell’indivisibilità dei diritti umani
