“I più poveri ce lo ricordano spesso: l’analfabetismo, la disoccupazione non sono la peggiore sventura per l’uomo. La peggiore sventura è di non essere assolutamente considerati, al punto che persino le sofferenze sono ignorate. La cosa peggiore è il disprezzo dei concittadini. E’ questo che esclude da ogni diritto, che impedisce di essere riconosciuti degni e capaci di responsabilità. La più grande disgrazia dell’estrema povertà è di essere in pratica come un morto vivente per tutta la vita”.
in I più poveri quali testimoni dell’indivisibilità dei Diritti dell’Uomo, Contributo alla riflessione fondamentale sui Diritti dell’Uomo effettuata dalla Commissione nazionale consultiva sui Diritti dell’Uomo, Parigi, 1989.
