Riconoscere i più bisognosi come partenaires

Estratto del rapporto “Grande povertà e precarietà economica e sociale” presentato, al Consiglio economíco e sociale francese da Padre Joseph Wresinski (10-11 febbraio 1987)

Il partenariato è una condizione necessaria per lo sviluppo di ogni popolazione, ma i più bisognosi non ne conoscono la pratica. Dipende dalla volontà degli eletti e dei principali attori della vita economica e sociale, creare le condizioni per la loro partecipazione. E’ nella misura in cui questi prenderanno cura di informarli, di raccogliere i loro pareri e di tenerne conto, che i più poveri potranno esercitare il loro diritti di cittadini, cioè assumere i loro obblighi ed essere riconosciuti come soggetti di diritto che li porterebbero ad esercitare essi stessi le responsabilità che loro spettano.

Una politica di sviluppo sociale deve (…) poggiare sull’esperienza di vita dei più poveri e sul giudizio che ne traggono, sui molteplici legami di aiuto reciproco che essi tessono; tale politica deve garantire la difesa dei loro interessi e creare le condizioni della loro partecipazione e della loro rappresentanza.

Da una parte, le popolazioni più povere hanno il diritto di avere dei partenaires. se non altro per lanciare l’allarme, per far valere le esperienze che esse sole conoscono, per comunicare le loro richieste. In particolare, esse hanno il diritto di avere contatti con coloro che esercitano responsabilità pubbliche, come sindaci, direttori di scuola” addetti agli alloggi sociali (HLM.), rappresentati dei sindacati e di grandi associazioni.

D’altra parte, questo partenariato, necessario alla promozione dei più bisognosi del quale però non hanno I’abitudine, non è possibile senza la volontà degli eletti e dei principali attori della vita sociale. E’ nella misura in cui quest’ultimi prenderemo I’iniziativa di informali, consultarli, di raccogliere i loro pareri che i più bisognosi proveranno che hanno, come tutti gli altri, una cittadinanza da far valere. A tale riguardo occorre richiamare le rispettive responsabilità dei poteri pubblici e delle grandi associazioni di interesse generale.

Per delle persone che spesso hanno fallito nei loro tentativi di integrazione sociale, l’apprendimento della vita associativa costituisce una tappa indispensabile. Essa permette di imparare ad esprimersi in pubblico in maniera comprensibile, ad ascoltare e comprendere il punto di vista degli altri e anche di fare I’esperienza di un accordo e di una cooperazione quando trovano comunione di interessi materiali e morali. Infine essa permette di prendere coraggio per far valere i propri interessi anche presso gruppi che sono su posizioni lontane dalle loro. ( ad esempio in una associazione di genitori la maggioranza si preoccupa della promozione dei figli alle classi superiori, mentre la preoccupazione dei genitori più poveri è quella di veder crescere i propri figli senza una sufficiente padronanza della lettura e della scrittura ).

Questo tipo di apprendimento acquisito di solito grazie ad un buon inserimento progressivo specialmente nell’ambiente scolastico e professionale, necessita per i più bisognosi di uno sforzo considerevole al fine di vincere le apprensioni e tentare nuovi percorsi. Già esistono iniziative in tal senso sotto l’impulso di alcune équipes di operatori sociali e di altre associazioni vicine alla vita quotidiana delle popolazioni più povere, ad esempio le università popolari del Quarto Mondo che si preoccupano della necessità di dialogo con altri partenaires. Tali iniziative potrebbero moltiplicarsi appoggiandosi sulla rete universitaria e scolastica esistente, suscitando una maggiore apertura dell’insegnamento alle realtà della vita. Ciò supporrebbe da parte delle collettività locali, di un intervento socio-culturale con la disponibilità di personale adeguatamente formato.

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